I VIAGGI                   
 

1993: Si parte alla volta del Cile. Dopo la scomparsa di Augusto Daolio e Dante Pergreffi, i Nomadi partono con una nuova formazione. E’ la ricorrenza di 30 anni di musica. Invitati, dagli Inti Illimani, a suonare in occasione della "Fiesta de la solidarietà" per l’artigianato sommerso di Santiago del Cile, i Nomadi partono per quel paese. L’incontro tra gli Inti Illimani e i Nomadi era già avvenuto nel 1988 in un concerto a Firenze in occasione della manifestazione "Un pane per la libertà", per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione del Cile. NOMADI E INTI ILLIMANI: 30 anni di storia, di emozioni e di canzoni. Due carriere parallele che, partendo da contesti sociali e politici lontani (non solo geograficamente), trovano un concreto punto di contatto nei valori cantati e suonati, nell’etica pacifista e nella difesa dei diritti umani e della Libertà ovunque venga offesa. Maggio 1993: i Nomadi e gli Inti Illimani s’incontrano di nuovo, a Milano, nell’ambito del "Premio Tributo ad Augusto", manifestazione organizzata dal Gruppo Giornalisti Musicali per ricordare la prematura scomparsa di Daolio. In contemporanea, in spazi diversi, furono organizzati due distinti concerti dei due gruppi. NEL 1993 Inoltre, I Nomadi invitano gli Inti Illimani a Novellara, in occasione dei festeggiamenti per 30 anni di musica del gruppo, oggi guidato da Beppe Carletti. In questa occasione, folklore andino e cultura padana scoprono ulteriormente radici comuni e questa esperienza, per non restare un episodio isolato, trova sbocco in un viaggio in Cile. A testimonianza del "gemellaggio" fra i due gruppi, all’interno dell’album "La settima onda" è contenuto un brano intitolato "In favelas", nel quale viene messa a fuoco la vicenda dei bambini che vivono nei quartieri diseredati delle metropoli sudamericane (la notizia che in Brasile le autorità con armi contro i "moleque de rua", è un riferimento inevitabile), su cui hanno lavorato gli Inti Illimani, arricchendolo del loro stile, ceramente fra i più interessanti ed originali della scena della World Music.  

1994: l’estate del 1994 è stata dedicata ai bambini cubani alla possibilità di studiare. La campagna pro Cuba. L’embargo economico ha infatti reso introvabili quaderni, biro, matite e materiale didattico. Migliaia di Fans hanno portato ai concerti i loro "doni". Nel giro di due mesi sono stati raccolti più di 500.000 pezzi da inviare a Cuba, i Nomadi continuano nella raccolta finché durerà l’embargo. Cuba è famosa per essere la patria della "revolucion" che fu di Fidel Castro e Che Guevara. Famosa per i tanti traguardi raggiunti nell’alfabetizzazione, nella sanità, nella ricerca scientifica, con una vita media tra le più alte nel mondo e il tasso di mortalità infantile tra i più bassi non solo nei paesi del cosi brutalmente definito "terzo mondo". Questi traguardi , Cuba, li ha raggiunti malgrado gli oltre 30 anni di embargo Statunitense. La questione che si presentava e si presenta tuttora davanti non è se stare con Fidel Castro o gli USA, ma di essere sempre e comunque dalla parte di giovani e bambini che hanno diritto di vivere una vita dignitosa e sono impossibilitati a farlo per decisioni prese sopra alla loro testa. E dignitosa è quella vita rispettata nelle sue tradizioni e nella sua cultura. La campagna pro Cuba è partita, dai fans dei Nomadi, capillarmente, non solo nelle grandi città, ma nei più piccoli e sconosciuti paesi, proprio lì dove il gruppo è solito fare i propri concerti. Questo viaggio è stato anche l’occasione per prendere contatto, e conoscere più a fondo la realtà di questo paese ed in particolare l’originale e scatenata musica cubana della quale sono

1995: I Nomadi a Delhi, per il Tibet.  Il viaggio in India è nato per consegnare ai bambini tibetani che vivono nel monastero di Sera Je (India Meridionale), i primi ricavati dalla vendita del CD "Tributo ad Augusto". Durante il loro soggiorno a Delhi, hanno partecipato all’annuale manifestazione dei profughi tibetani in ricorrenza del 36° anniversario della strage di Lhasa (10 marzo 1956: 80 mila morti solo in quell’occasione; 1 milione e 250 mila morti da allora alla suddetta manifestazione). Già nel ’93 era stato dedicato un concerto, a Milano, in sostegno della lotta non violenta del popolo tibetano. In India sono stati invitati dal Dalai Lama nel 1995 (si erano già incontrati nel 1994 durante una tappa a Bologna del Dalai Lama) e l’incontro è avvenuto a Dharamshala. Di seguito alcune battute del discorso che il Dalai Lama ha fatto ai Nomadi per l’impegno dimostrato verso la casa tibetana.
"…vorrei in primo luogo esprimere quanto mi ha toccato il vostro sentimento ed il vostro spirito di solidarietà per la nostra lotta. In questo momento quello di cui abbiamo più bisogno da voi è il vostro sostegno. Perché negli ultimi 15 anni abbiamo cercato la negoziazione per risolvere il nostro problema. Purtroppo da parte della Cina non c’è mai stata nessuna concreta risposta. Semplicemente ignorano e formalmente dall’anno scorso (1994) mi considerano un loro nemico con cui non vale la pena negoziare. Da parte mia non c’è stato alcun cambiamento: sono sempre ed ancora aperto al negoziato. Ed infatti il Tibet permette ai Cinesi di applicare ancora di più la loro politic a di repressione. Normalmente fin dall’inizio ho creduto, ho sempre creduto e ancora credo che l’unica maniera per risolvere questo problema sia negoziare voglio credere che attraverso il negoziato certamente se le due parti sono aperte e flessibili, troveremo con reciproco accordo, la soluzione al problema. Per cui mi viene spontaneo l’approccio dal momento che ho sempre in mente quelli che possono essere gli interessi dei cinesi. Io chiedo sempre ai Cinesi: "per favore tenete in mente i nostri interessi". Ma fino ad ora non mi hanno risposto. Sulla base degli ultimi 15 anni di esperienza mi rendo conto che da solo non riesco ad arrivare al negoziato. L’anno scorso (1994), il 10 marzo, ho lanciato un appello speciale alla Comunità Internazionale chiedendo aiuto affinché i Cinesi fossero portati al tavolo del negoziato. Molti governi si sono espressi pubblicamente a favore impegnandosi, ma noi abbiamo bisogno di ancora più impegno. A volte i Governi sembra abbiano delle difficoltà nell’agire… Nelle democrazie e nel mondo libero l’opinione pubblica è molto presa, per questo credo che il canale, il mezzo per raggiungere l’opinione pubblica sia attraverso la musica, attraverso l’arte. Per questo il vostro aiuto è davvero molto importante. In questo momento abbiamo davvero bisogno del vostro aiuto…"

1995: La fitta collaborazione dei Nomadi e dei loro Fans Club con l’Associazione "Salaam Ragazzi dell’Olivo" e l’attribuzione di parte dei proventi dell’Album "tributo ad Augusto" alla medesima, ha portato il gruppo direttamente ad Israele per la consegna dei primi introiti. Hanno visitato i villaggi che usufruiranno dei benefici del denaro e hanno ricevuto ringraziamenti dal premio Nobel per la Pace Yesser Arafat. A Beit Hula paese nelle vicinanze di Hebron i Nomadi hanno verificato il lavoro svolto per la costruzione di una scuola-circolo di promozione culturale. A Gerusalemme hanno poi avuto un incontro emozionante con i bambini dell’orfanotrofio "Jeel Al-Amal" e hanno tenuto un concerto nel teatro "Al Hakawti" alla presenza del console italiano in Israele, di rappresentanti del Ministero della Cultura Palestinese, di artisti, musicisti e gente comune. Il giorno successivo è stato impegnato per un’escursione a Jenin, la prima città oltre Gaza allora completamente controllata dall’esercito palestinese, dove proprio quel giorno, il presidente Arafat pronunciava il suo discorso pubblico. Poi la volta di Gaza, i Nomadi sono stati ricevuti da Arafat. Durante il colloquio il leader ha soprattutto sottolineato l’importanza del contributo degli artisti e del popolo italiano a favore del processo di distensione fra israeliani e palestinesi. Arafat ha inoltre ringraziato i Nomadi e il Gruppo Giornalisti Musicali per il concreto e proficuo sostegno all Associazione "Salaam Ragazzi dell’Olivo", che da lungo tempo lavora in Italia e in Palestina con progetti di aiuto mirati che vanno ad affiancarsi alla campagna di "affidamento a distanza"

Il 1995 si è concluso con una serie di concerti dedicati alle scuole di musica cubane, con questa iniziativa sono stati raccolti strumenti musicali, corde, bacchette, quaderni pentagrammati, materiale didattico musicale che è stato inviato nel gennaio 1996 a Cuba.
1996: . La solidarietà con i bambini cubani ha portato i Nomadi a contatto con giovani musicisti della Scuola nazionale di Musica di Cuba, che sono stati coinvolti in alcuni brani dell’album "Quando ci sarai" (1996) quali: "Mamma Musica", "Né gioia ne dolore" e "Canzone per i Desaparecidos". Il video clip "Quando ci sarai è tutto made in Cuba. L’anno si caratterizza dal concerto a Pirangua il 18/05/96.

1997
: Il 1997 è l’anno del "Premio Artisti per la Pace", ricevuto ad Assisi, nel suggestivo scenario della Rocca Maggiore. Accanto ai Nomadi i nativi americani: i Lakota Sicang u della riserva di Rosebud. La presenza di questa rappresentanza in questo e in tanti altri momenti dell’anno è all’interno di una campagna di sensibilizzazione verso la conservazione della cultura Lakota. E’ un’iniziativa che verrà portata avanti anche nel ’98. Il 1997 si è concluso con il viaggio in Chiapas, dove i Nomadi, insieme a Lorenzo Jovanotti, si sono inoltrati in quella regione del Messico per incontrare i campesinos guidati dal subcomandante Marcos. Il viaggio in Messico è stata inoltre occasione pe run lungo incontro, a San Cristobal De Las Casas, con l’Arcivescovo della Diocesi Samuel Ruiz Garcia, il viaggio si è concluso con l’esibizione in due concerti : uno a città del Messico, l’altro a Milpa Alta. Il racconto del viaggio di Orazio La Rocca: "La Coca Cola sì; le medicine, la sanità no; la Nestlè sì; il cibo, i vestiti, la cultura, l’educazione no". Ecco secondo Jovanotti (Lorenzo Cherubini), alcune delle più grandi ed inspiegabili contraddizioni che attanagliano il Chiapas, la regione più arretrata del Sud del Messico, i cui abitanti, gli indios, da anni stanno lottando contro fame, indifferenza e sopraffazione nel disperato tentativo di non essere definitivamente cancellati dalla loro terra. "Questa terra, il Chiapas, sembra essera dimenticata da Dio. E invece no - fa eco Beppe Carletti, leader dei Nomadi - è una terra semplicemente dimenticata dagli uomini, ma non da quelli di buona volontà". Uomini di buona volontà; una "categoria" all’apparenza in via di estinzione. Una categoria, però, fermamente decisa a vendere cara la propria pelle. Quasi un club di irriducibili della solidarietà che annovera tra i suoi membri di diritto proprio loro, I Nomadi e Jovanotti, che dal primo all’8 dicembre 1997 hanno trascorso una settimana tra gli Indios della terra messicana, in una tournèe di solidarietà con gli Indios di Città del Messico e San Cristobal De Las Casas, nel Chiapas, in occasione dell’insediamento nel distretto federale della capitale messicana della nuova giunta di centrosinistra presieduta dal nuovo sindaco Cardenas. Un evento storico, carico di speranze di rinnovamento per le popolazioni messicane che con l’avvento di Cardenas, hanno visto per la prima volta l’insediamento di una amministrazione di centrosinistra al vertice del governo cittadino, notoriamente considerato prestigioso trampolino di lancio per il futuro governo nazionale, che sarà rinnovato con le elezioni politiche del 1999. Per i messicani, e specialmente per quelli che da anni si battono contro ingiustizie e povertà, si è quindi trattato di una grande occasione di festa alla quale Jovanotti e I Nomadi hanno preso parte alla maniera a loro più congeniale, andando a visitare gli indios del Chiapas, regione al confine meridionale del paese, e condividendo i problemi che gravano sugli strati più deboli della popolazione messicana. Durante il Tour si sono anche esibiti in due inediti concerti, il primo nella prestigiosa piazza dello Zocalo, a Città del Messico, venerdì 5 dicembre, giorno della grande festa dell’insediamento di Cardens; il secondo sabato 6 presso le comunità degli indios di Milpa Alta, in mezzo a un fitto bosco ad una altitudine di circa 3000 metri, ad un centinaio di chilometri dalla capitale messicana nell’ambito del Festival internazionale di arte e cultura e organizzato dal congresso nazionale indigeno. Jovanotti e i Nomadi davanti a migliaia di persone festanti hanno presentato i loro maggiori successi unendo per la prima volta le loro rispettive band: l’esibizione, dal punto di vista artistico, è stata una novità assoluta per la sorprendente intesa mostrata dai due gruppi musicali. Sentire, ad esempio, Lorenzo Cherubini cantare pezzi come "Penso positivo, "L’ombelico del mondo" accompagnato dalla musica dei Nomadi ha costituito un vero spettacolo nello spettacolo, reso ancora più pregevole dal fatto che Beppe Carletti, Jovanotti e i loro rispettivi gruppi si sono presentati alla platea messicana praticamente senza prove, improvvisando. Risultato: grande show, entusiasmo, applausi e divertimento a piene mani per tutti, sopra e sotto il palco. Ma gli artisti italiani in Messico non si sono limitati a cantare. Anzi la musica ha fatto solo da contorno, seppur pregevole, a tutto il viaggio. Oltre a tenere concerti, hanno infatti incontrato i rappresentanti delle comunità degli indios, hanno toccato con mano, ad esempio, le gravi difficoltà di una regione pur bella come il Chiapas, hanno visto in prima persona in quale stato di sottomissione sono costrette a vivere le popolazioni indigene della parte sud del paese, dove i primi a soffrire sono i bambini, privati dei beni più essenziali come l’alimentazione adeguata, la scuola, l’assistenza sanitaria, i giochi, vittime innocenti di un sistema perverso che nega loro, in sostanza, il diritto di vivere una vita normale. Non si è trattato, dunque, di una gita turistico musicale in chiave politica, come qualche osservatore con una certa superficialità ha commentato il viaggio messicano di Jovanotti e i Nomadi, ma di una visita di condivisione e di solidarietà con gli abitanti delle zone più in crisi di un paese amico; visita svolta non in un momento qualsiasi, ma significativamente nel giorno del cambio guardia dell’amministrazione cittadina e culminata con un viaggio anch’esso altrettanto toccante, nel verde della Selva, nel cuore del Chiapas, presso il villaggio "la Realidad" una delle tante comunità zapatiste che in questi anni, sotto la spinta del subcomandante Marcos, si sono sollevate per la difesa dei loro diritti umani. Qui Jovanotti e i Nomadi, sono stati accolti dal capo del villaggio, Massimiliano - Max per gli amici - che ha illustrato loro i più gravi proplemi che gravano sugli indios del Chiapas, primi fra tutti "la mancanza di adeguata alimentazione, presidi medico-sanitari e istruzione". Privazioni che come hanno potuto constatare gli artisti italiani, vanno a colpire principalmente la parte più debole della popolazione locale, i bambini, per i quali Jovanotti e i Nomadi presto daranno vita ad una associazione di solidarietà che si farà promotrice di una serie di progetti "mirati" (cibo, medicine, libri, materiali didattici, vestiti, campagne di gemellaggio...) con cui tentare di risollevare le condizioni dei settori più in difficoltà della popolazione del Chiapas: progetti con cui si punterà ad attirare sempre più l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sui problemi della sopravvivenza degli indios messicani. Al momento forte della visita in Chiapas, l’incontro a San Cristobal De Las Casas col vescovo Samuel Ruiz, il mediatore tra le autorità messicane e l’esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezin) per la soluzione del conflitto in corso nella regione, incontro che, come hanno spiegato Lorenzo Cherubini e Beppe Carletti, ha voluto essere anche un "gesto di umana solidarietà verso un prelato, il vescovo Ruiz che, malgrado sia stato oggetto di un recente attentato fortunatamente fallito, è fortemente intenzionato a portare avanti la sua opera socio-pastorale in difesa del suo popolo, per arrivare quanto prima ad una pacifica soluzione dei problemi chiapacheni". Con gli indios del Chiapas continua, dunque, la grande (e silenziosa) offensiva della solidarietà che i Nomadi da qualche anno portano avanti nei confronti delle popolazioni più deboli in ogni angolo del mondo, senza guardare alle bandiere, ai colori politici, alle religioni. Una scelta di campo precisa, senza barriere, decollata nel 1993, l’anno della scomparsa dell’indimenticabile Augusto Daolio, cofondatore dei Nomadi insieme a Beppe Carletti. Quell’anno per ricordare la mitica voce nomade prematuramente azzittita da un male incurabile Fausto Pirito e Stefano Ronzani suggerirono a Carlettti di dar vita, ogni 18 febbraio - giorno del compleanno di Daolio - al Tributo ad Augusto, manifestazione canora dedicata dalla band alla raccolta di fondi per la ricerca sul cancro. Il tributo è ormai una realtà, ogni anno è un’appuntamento di festa e di ricordi al quale a volte, accanto ai Nomadi, si esibiscono alcuni tra i più bei nomi della musica italiana: nel ‘94 Jovanotti, nel ‘95 Casinò Royal, nel ‘96 Bisca 99 Posse, nel ‘97 Agricantus, nel ‘98 Massimo Bubola. Come pure è una realtà la tradizionale visita di solidarietà che i Nomadi a conclusione dei loro concerti annuali, fanno di volta in volta, in un paese in crisi. La prima tappa fu nel ‘93 in Cile, nel ‘94 a Cuba, nel ’95 in India con i profughi del Tibet e sempre nel ‘95 in Palestina. Viaggi culminati sempre con invio di aiuti umanitari (materiale didattico per scuole, giocattoli, medicine) raccolti durante i concerti dagli oltre 150 Nomadi Fan Club sparsi nelle regioni italiane che, come una spontanea ideale catena di mutuo soccorso, con i loro contributi ogni anno mettono in condizione Beppe Carletti e la sua band, di aiutare, sotto l’attenta regia del manager Maurizio Dinelli, le fasce più deboli delle popolazioni in difficoltà. Ieri furono aiutati i bambini palestinesi, i cubani, i tibetani, gli indiani d’america e oggi i piccoli indios del Chiapas, per soccorrere i quali la famiglia nomade, grazie a Fausto Pirito, è stata affiancata da un altro nome di prestigio, Jovanotti, accompagnato dal suo gruppo di lavoro Soleluna, da Saturnino e dal manager Roberto Arcadu. Per un’intera settimana, l’inedita compagnia - trenta persone tra artisti, manager, tecnici, qualche familiare - ha girato per città del Messico, Teotihucan, Tuzal, San Cristobal De Las Casas, Milpa Alta, Chiapas, incontrando comunità indios, ammirando le bellezze del posto e, nello stesso tempo, rendendosi conto delle gravi difficoltà in cui è costretta a vivere parte della popolazione locale. Un viaggio di solidarietà che, tra l’altro, ha offerto a Beppe Carletti e a Lorenzo Cherubini l’opportunità di verificare concretamente quanta sintonia umana e artistica ci sia tra i componenti delle loro band. Un solo dato: alla conclusione dei due concerti di Città del Messico e di Milpa Alta, non sono stati pochi i Fan messicani che hanno chiesto ai Nomadi e a Jovanotti "Ma, da quanti anni suonate insieme?". Un complimento non da poco per un gruppo di artisti che per la prima volta hanno suonato insieme nella grande spianata della capitale messicana. Un complimento che ha riempito di gioia i destinatari, i quali però hanno deciso di provare una gioia ancora più grande mettendo il loro talento artistico a completa disposizione della causa del Chiapas e, simbolicamente, degli oppressi e degli ultimi senza guardare a ideologie, religioni, razze. Sogni proibiti? Utopie? forse. Ma da gente come i Nomadi di Beppe Carletti e Lorenzo Jovanotti c’e da aspettarsi di tutto, anche di sane sfide ai sogni proibiti e alle utopie.